Udito, anche il diabete tra le cause di sordità

Prevenire il diabete, o gestirlo nel miglior modo possibile, significa anche proteggere l’udito. Una relazione di cui bisogna tener conto alla luce dell’aumento dell’età media. Diabete e sordità sono, infatti, due condizioni frequenti nelle persone anziane, e, la seconda, può essere conseguenza della prima.

Nel diabete l’alto livello di glucosio nel sangue è correlato a diversi fattori di rischio come ipertensione, retinopatia, nefropatia e neuropatia. Anche la maggiore sofferenza dell’orecchio interno con conseguente perdita uditiva sarebbe quindi una delle numerose complicanze del diabete.

Uno studio di qualche anno fa, pubblicato su Annals of Internal Medicine e realizzato dal National Institutes of Health americano, ravvisò una prevalenza doppia della perdita di udito nelle persone adulte con diabete rispetto a individui sani. L’associazione tra diabete e perdita di udito era maggiore con riferimento alla capacità di percepire le alte frequenze. Una disabilità uditiva almeno moderata per questo tipo di frequenze interessava più della metà dei pazienti diabetici, e solo il 30% circa di quelli non colpiti dalla malattia. Il campione era costituito da individui dai 20 ai 69 anni di età.

A rischio ipoacusia anche gli individui con pre-diabete

L’orecchio, come la retina, ha un circolo sanguigno peculiare, differente da tutti gli altri distretti. Si parla di circolo terminale, intendendo che ogni microscopico vaso ematico nutre un gruppo di cellule non essendo dotato di vasi collaterali, ovvero di vie accessorie che possono vicariare il vaso principale in caso di suo danno. Su questa condizione anatomica il diabete agisce in modo peggiorativo in relazione al maggiore accumulo nei vasi di zuccheri e lipidi con conseguente maggior rischio di trombi e coaguli.

Secondo l’American Diabetes Association il tasso di disabilità uditiva è maggiore rispetto alla popolazione sana anche tra gli adulti con pre-diabete, ovvero una condizione caratterizzata da alti valori di glicemia a digiuno.

«Ogni individuo, a prescindere dal fatto che sia diabetico, dovrebbe preoccuparsi di proteggere un organo di senso come il nostro orecchio, così importante per la vita di relazione. In attinenza al diabete la prima regola dovrebbe essere rigoroso controllo dei valori di glicemia, quindi compensare il diabete, seconda regola vita sana, ovvero corretta alimentazione ed esercizio fisico», aggiunge il dottor Luca Malvezzi, otorinolaringoiatra e specialista in chirurgia cervico facciale dell’ospedale Humanitas.

«Ovviamente, in caso di fattori di rischio già presenti, sarebbe imprudente aggiungerne altri. Fumo e alcool sono dannosi anche per il nostro udito; esposizione a rumori forti e per tempo prolungato esprime un rischio di logorio precoce del nostro apparato uditivo».

Il diabete è dunque uno dei fattori di rischio da controllare per proteggere l’orecchio?

«Sì, il diabete deve essere compensato farmacologicamente. L’esercizio fisico è poi di grande aiuto perché fondamentale per la circolazione e ossigenazione del sangue. Favorisce la metabolizzazione di zuccheri e lipidi e ne riduce l’accumulo nel sangue. Si controlla così il rischio di trombosi che, per il particolare circolo ematico dell’orecchio – circolo terminale – sarebbe oltremodo drammatico. Infatti se un vaso si chiude, il gruppo di cellule a cui porta ossigeno muoiono e non vengono più sostituite, si determina così un danno permanente».

«La prevenzione spesso parte da una vita sana – aggiunge il dottor Malvezzi. L’esercizio fisico è uno di questi presupposti, l’altro la buona alimentazione. L’American Academy of Otolaryngology-Head and Neck Surgery Foundation sottolinea come una dieta ricca di folati e sali di acido folico sia protettiva per il nostro udito. Non stiamo parlando di cibi stravaganti, ma di uova, cereali integrali, legumi, spinaci, broccoli e insalata a foglia larga. Alimenti che, presenti sulle nostre tavole, contribuirebbero a mantenere bassi i livelli ematici di omocisteina, un metabolita della coagulazione correlato all’aumentato rischio tromboembolico. Quindi più folati, ovvero più cibo verde, meno omocisteina, sangue più fluido e più ossigenazione per le cellule dell’orecchio interno. Tutti sappiamo che più ossigeno per i nostri tessuti significa più vita», conclude lo specialista.

FONTE: Humanitas Salute

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