Come rimediare all’inquinamento acustico? Alcune informazioni sul rumore, uno dei tipi di inquinamento più sottovalutati

L’inquinamento acustico rappresenta uno dei più gravi (e sottovalutati) problemi ambientali, a causa dell’elevato e diffuso impatto sulla popolazione i suoi effetti negativi sulla salute umana e sulla qualità della vita sono ormai noti.
Il fastidio provocato dai rumori è un’esperienza quotidiana per chi vive nel caos dei centri urbani. Parla chiaro l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), secondo la quale i frastuoni derivati dal traffico cittadino rappresentano il più rilevante problema ambientale europeo dopo l’inquinamento atmosferico. La salute di circa 30 milioni di abitanti del Vecchio Continente è attualmente messa a rischio dall’esposizione a livelli eccessivi di decibel.

Inquinamento acustico: i disturbi più comuni
Molte ricerche specialistiche hanno infatti dimostrato come l’incidenza di disturbi del sonno, infarti, ictus, ipertensione e malattie cardiovascolari sia più diffusa tra la popolazione che vive nella congestione di città particolarmente rumorose, rispetto a quella meno sottoposta ai rumori.
L’esposizione a questi volumi altissimi incide sulla salute umana, pregiudicando lo stato di benessere fisico, mentale e sociale di ognuno di noi. Gli effetti nocivi, che consistono in danni fisici, disturbi nelle attività e fastidi generici, dipendono dalle caratteristiche fisiche del rumore prodotto, dalle condizioni di esposizione e dalle caratteristiche psicofisiche della persona esposta.

I danni fisici si distinguono in uditivi ed extrauditivi. Nel primo caso, si registrano due tipi di danno: quello acuto, che segue a una stimolazione acustica particolarmente intensa (ad esempio un’esplosione) e si realizza in tempo brevissimo, e quello cronico, dalla più lenta evoluzione, successiva a un’esposizione protratta nel tempo (parecchie ore al dì per un periodo di almeno 10 giorni). La diminuzione dell’udito causata dal rumore, definita ipoacusia di tipo neurosensoriale, può esser quantificabile attraverso esami audiometrici, è irreversibile e si manifesta con vari sintomi, quali fatica uditiva, insensibilità, fastidio accompagnato da ronzio e vertigini.

Al di fuori del nostro orecchio, il rumore provoca guai seri anche al resto del nostro organismo (danni extrauditivi). Gli effetti sono i più vari: dall’aumento della pressione arteriosa e della frequenza respiratoria ai disturbi all’apparato gastrointestinale (dispepsia, maggiore motilità e secrezione gastrica); dalle alterazioni al sistema nervoso centrale all’iperattività di ipofisi, tiroide e surrene a livello del sistema endocrino, fino alle modificazioni apportate al sistema immunitario. Più in generale, l’esposizione al rumore è fonte di stress, poiché provoca variazioni accertabili della pressione sanguigna, del ritmo cardiaco, della vasocostrizione e della secrezione endocrina.
Infine, bisogna anche considerare cosa provate quando vi sentite disturbati o impediti nel comunicare normalmente, nello svolgere le vostre attività o durante il momento del riposo.

Le tipologie di inquinamento acustico
Il rumore, che si configura come una sensazione uditiva sgradevole e fastidiosa o intollerabile, può essere di vari tipi (continuo o discontinuo, stazionario o fluttuante, costante o casuale, impulsivo) e provenire da varie sorgenti (traffico stradale, ferroviario e aereo; attività artigianali, commerciali e industriali, fenomeni meteorologici, elettrodomestici o altre apparecchiature presenti in casa).
Il traffico veicolare rappresenta la principale forma di disagio per i cittadini, poiché coinvolge gran parte della popolazione. Le segnalazioni acustiche, l’attrito degli pneumatici sulla strada o delle ruote dei tram sulle rotaie, i rombi dei motori, lo scarico dei gas combusti, le mutue azioni dinamiche tra carrozzeria e aria circostante rappresentano purtroppo la nostra colonna sonora quotidiana.
Più sopportabile risulta il traffico ferroviario, che disturba un numero inferiore di persone e produce un rumore di debole impulsività e dalla traccia acustica stabile, provocato dal motore e dall’attrito ruota-rotaia.
Il rumore da traffico aereo sta invece acquisendo una crescente rilevanza in ambito territoriale, anche se per fortuna interessa solamente le aree in prossimità degli aeroporti e i cosiddetti “corridoi di sorvolo”. In questo caso, i fastidi al nostro udito sono provocati dai motori dei velivoli e dalle fragorose fasi di atterraggio e decollo.

Per quanto riguarda le attività industriali e artigianali, il rumore connesso agli impianti è prodotto da una sorgente puntiforme e origina un’area di esposizione circolare. L’intensità dipende dalla potenza sonora della sorgente, mentre la traccia acustica risulta piuttosto stabile nel tempo.
Altri esempi di rumore ambientale sono poi quelli connessi alle varie attività commerciali (gli alti volumi di officine, bar, pub, discoteche ecc.), ai fenomeni meteorologici (ciascuno di voi sarà sobbalzato più di una volta di fronte al fragore dei tuoni di un temporale) e alla vita domestica (in questo caso entrano in campo televisori, stereo e radio tenuti a volumi alti, così come i rumori eccessivi prodotti dagli strumenti musicali o da lavoro o da altri elettrodomestici quali l’aspirapolvere, l’asciugacapelli o la lavatrice.

Come si misura l’inquinamento acustico?
L’inquinamento acustico si misura mediante i fonometri, che rilevano il livello di pressione sonora alle varie frequenze, ricavando un valore che prende in considerazione la diversa sensibilità dell’orecchio umano a quest’ultime.
In pratica, rientra in questa categoria la fascia di popolazione costretta a sorbirsi livelli continui equivalenti di rumore superiori a 65 decibel nel periodo diurno, e a 55 decibel in quello notturno.

Inquinamento acustico: la normativa
La principale norma nazionale di riferimento sull’inquinamento acustico è la legge quadro n. 447/95 e definisce questo fenomeno come «l’introduzione di rumore nell’ambiente abitativo o nell’ambiente esterno tale da provocare fastidio o disturbo al riposo e alle attività umane, pericolo per la salute umana, deterioramento degli ecosistemi, dei beni materiali, dei monumenti, dell’ambiente abitativo o dell’ambiente esterno o tale da interferire con la funzionalità degli ambienti stessi».

Si definisce inquinamento acustico “l’introduzione di rumore nell’ambiente abitativo o esterno tale da provocare fastidio o disturbo al riposo ed alle attività umane, pericolo per la salute umana, deterioramento degli ecosistemi, dei beni materiali, dei monumenti,dell’ambiente abitativo o dell’ambiente esterno o tale da interferire con le legittime fruizioni degli ambienti stessi”

Come proteggersi dall’inquinamento acustico
La tutela dell’ambiente dagli effetti nocivi derivanti dall’esposizione al rumore può essere realizzata attraverso le diverse azioni. In sostanza, per difenderci dall’inquinamento acustico, provvediamo in primis ad isolare acusticamente la nostra abitazione.
Per isolare un edificio dall’esterno si può foderare internamente il tetto e le pareti con dei pannelli fonoassorbenti di materiale naturale come sughero, canapa o fibre di kenaf pressate, che isolano anche termicamente, per cui il vantaggio è duplice.
Gli infissi devono essere installati a regola d’arte ed essere a chiusura ermetica. L’impiego di vetrocamere con intercapedine riempita da un gas inerte e l’uso di vetri stratificati migliora ancora di più le prestazioni.
Anche il pavimento può essere isolato mediante l’applicazione tra massetto e rivestimento di un tappeto in materiale fonoassorbente sempre in canapa o kenaf. Serve ad attutire le vibrazioni sonore prodotte dai passi e da chi salta e corre. Anche gli scarichi possono creare rumori molesti, specialmente nelle ore notturne, tant’é che in alcuni condomini (soprattutto in Svizzera) ne è vietato l’uso di notte. Rivestimenti in materiale fonoassorbente sono disponibili per ricoprire le tubature.

A livello di sorgenti di rumore ambientali esterne il comune deve invece prevedere degli specifici limiti di accettabilità di rumore e realizzare dei piani di zonizzazione acustica con eventuale risanamento acustico – qualora i livelli di rumorosità ambientale superino i suddetti valori limite -fino a ricondurre i livelli di rumorosità ambientale a determinati valori ottimali, i cosiddetti valori di qualità.

Sempre riguardo al rumore, si consideri però che la legge in tema di inquinamento acustico prevede un “limite differenziale” tra interno ed esterno delle abitazioni. Un evento rumoroso è considerato non accettabile solo se la differenza tra il “livello del rumore ambientale ed il livello sonoro residuo” è superiore a 5 dB (giorno) e 3 dB (notte).
Come si può intuire, le emissioni sonore da e verso un edificio rappresentano un elemento di fondamentale importanza. Noi cittadini e le autorità competenti, dobbiamo vigilare che il tutto si svolga nel rispetto delle norme e che la qualità della vita non sia compromessa dall’eccessivo inquinamento acustico.

FONTE: Tuttogreen

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