Apparecchi acustici: la tecnologia migliora, ma chi ha problemi di udito si vergogna

Tra l’insorgenza dei primi problemi all’udito e la decisione di ricorrere a un apparecchio acustico in Italia passano circa 10 anni. Un arco di tempo eccessivo perché l‘ipoacusia, che generalmente insorge in modo lieve, può peggiorare e ai primi disturbi (discorsi che sembrano borbottati e difficoltà a sentire alcuni suoni) se ne aggiungono altri fino a rendere difficile la comprensione di intere conversazioni.
Mentre nessuno ha problemi ad accettare la miopia e a indossare un paio di occhiali, tra la popolazione c’è ancora molta vergogna ad ammettere di avere un problema di udito e nel ricorrere all’uso di un apparecchio acustico. Basti pensare che su 7 milioni di italiani con deficit uditivi, solo 1 milione utilizza specifici apparecchi. Oltre alla vergogna, si aggiunge anche la mancanza di visite di controllo (che dopo i 50-60 anni dovrebbe essere annuali) e la non conoscenza, da parte di molti, della figura dell’audioprotesista, l’unico professionista sanitario abilitato a fornire, adattare e controllare apparecchi acustici sui pazienti.
Come accade per la miopia, quindi, anche in caso di ipoacusia è importante intervenire il prima possibile per evitare che i deficit peggiorino. Sentire e percepire tutto ciò che accade nell’ambiente circostante, discorsi, suoni e rumori, non solo fa bene ai rapporti sociali, ma anche alla salute e all’invecchiamento della persona. Negli anziani, infatti, molti casi di demenza sono collegati alla perdita di udito perché l’ipoacusia, portando a un graduale isolamento, interferisce sulle capacità cognitive e mnemoniche dell’individuo accelerando l’invecchiamento del cervello.
Negli ultimi anni, la tecnologia ha fatto passi da gigante. Oltre a essere migliorata l’estetica (ormai gli apparecchi acustici sono quasi invisibili), i dispositivi vanno sempre più incontro alle esigenze dei pazienti. Tra questi, il primo apparecchio acustico dotato di batterie agli ioni di litio ricaricabili come uno dei nostri smartphone o tablet. Non dover cambiare, o tirar fuori, le pile dall’apparecchio per la ricarica è una caratteristica tutt’altro che banale, soprattutto per i pazienti più anziani e più impacciati nel maneggiare lo sportellino del dispositivo, spesso molto piccolo e delicato.
Le migliorie tecnologiche sono importanti perché permettono alla popolazione un utilizzo sempre più pratico degli apparecchi acustici, ma la vera sfida oggi è fare comunicazione e informazione, cercando di superare la vergogna nella popolazione. L’Italia infatti è in estremo ritardo rispetto all’Europa, dove la percentuale dei pazienti con deficit che portano l’apparecchio è di oltre il 40% rispetto al nostro 20%.

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